SBERLE E SCULACCIATE: servono davvero?

"Sii l'adulto che avresti voluto vicino da bambino"


Quando sono diventata mamma avevo in mente il modello genitoriale della Signorina Honey: ve la ricordate Matilda sei mitica e la Signora Trinciabue?


Ecco, quando io guardavo quel film desideravo diventare una mamma come la Signorina Honey.


Ieri vi ho scritto un post cercando di mostrarvi cosa succederebbe se le sculacciate e le sberle che giustifichiamo ai nostri bambini le usassimo su marito, collega di lavoro, cane o gatto.

Credo di avervi sensibilizzati come volevo perché mi avete tutti chiesto: "Ma se non do uno schiaffo, come faccio ad educarlo quando non mi ascolta o fa i capricci?"


Sarà un post lungo, vi avviso, ci sono tante cose da dire.


Partiamo da cosa fondamentale: EMPATIA

Il bambino quando va in crisi (vi ho spiegato ieri della corteccia prefrontale andate a leggere) ha bisogno solo di una cosa: di un adulto maturo emotivamente che lo aiuti a superare la crisi.

Quindi una frase che vi posso assicurare cambia totalmente il loro modo di reagire è: capisco che sei arrabbiato/triste, sono qui per aiutarti, dimmi di cosa hai bisogno".

Se siete nervosi, prima di avvicinarci, respiri profondi, vi calmate e regolate il tono della voce e le espressioni del viso.

È un lavoro molto lungo non pensate che ora dopo questo post sia una passeggiata eh.

Ci ho messo tanti anni io a capirla bene ed attuarla con i miei figli.

Siamo cresciuti a sberle e a "è così perché lo dico io e basta" abbiamo molto lavoro da fare anche su noi stessi.


Evitate frasi che peggiorano la situazione:

Minaccia: "Quando arrivi a casa ti faccio vedere io"

Mortificazione: "Ma non ti vergogni di fare ste scenate alla tua età?"

Sminuirlo: "Ma si dai non ti sei fatto niente, è solo un taglietto"

Punizioni fisiche: "Ora le prendi così impari"


Quando il bambino è arrabbiato ha bisogno di sfogarsi quindi il vostro atteggiamento deve essere di aiuto a liberarsi da questa frustrazione.

Io utilizzo sempre queste frasi:

"Mi dispiace, ti vedo che sei molto arrabbiato, prendiamo un cuscino insieme e urliamo così questa rabbia passa?"

"Vedo che sei molto arrabbiato, è difficile non poter fare una cosa che si desidera tanto, ti va di fare un disegno e farmi vedere quanto sei arrabbiato?"

"Hai ragione a piangere, capisco che è difficile essere così arrabbiati, vuoi venire in braccio mentre piangi?" Oppure se il bambino ha bisogno di spazio "Se vuoi stare da solo mentre piangi va bene io sono qui vicino a te, quando vuoi vieni e ti faccio le coccole"


Il pianto ai bambini fa bene, è liberatorio quindi non dire mai "Smettila di piangere che sei grande", lasciate che i bambini piangano. Anche se sono al ristorante, anche se sono an centro commerciale. Per passareo stato di rabbia che hanno è terapeutico.

Se infastidiscono gli adulti è un problema loro. Sono loro quelli emotivamente maturi.


Empatizzare non significa "darla vinta", se lui vuole un cioccolatino prima di cena non si dà e basta.

Ma se lui desiderava un cioccolatino è normale che pianga e si arrabbi.

Se è al parco giochi e voleva starci ancora è normale si arrabbi ma ha bisogno di noi in quel momento, del nostro aiuto.

"Vedo che sei moto arrabbiato, anche a me piace tanto mangiare il cioccolatino ma ora è pronta la cena, aiutami a preparare la tavolo così dopo cena ne mangiamo uno insieme mentre ci facciamo le coccole"


E come fare quando mettono in pericolo sé o gli altri?

Allo stesso modo.

Bambino che corre ingiro per la strada.

Finché sono piccoli passeggino o fascia, non si può pretendere che un bambino di 20-30 mesi in strada stia sul marciapiede in sicurezza.

Dai 3 anni però gli si spiega.

Un bambino che corre al ristorante.

Empatia: di cosa ha bisogno?

È stanco di stare seduto forse?

"Vedo che hai bisogno di correre, qui dentro però è pericoloso, ti va di venire fuori con me così ti sfoghi e poi possiamo rientrare?"


Altra cosa importante: il rispetto si guadagna con tanto lavoro, se fino a oggi non avete attuato queste strategie il bambino deve capire che può fidarsi di voi. Dovete lavorare molto sull'empatia e sull'esempio.

Un bambino che ha stima di te, che ha rispetto perché si sente amato anche quando fa qualcosa che non va, anche quando è arrabbiato sarà un bambino che da adulto gestirà i suoi sentimenti, le sue emozioni.

I bambini sono spugne, imparano tutto dal nostro esempio.

Imparate anche a chiedere scusa, quando siete al limite e vedete che non ce la fate più, cercate un modo di calmarvi prima di rapportarvi con i bambini (andate a lavarvi la faccia, urlate contro un cuscino ecc) poi tornare e dite al bambino: "scusami, ho perso la pazienza, sono molto arrabbiata, ho bisogno di aiuto anche io, ti va di fare qualcosa insieme per fare passare questa rabbia che abbiamo?"


La rabbia è alimentata da:

- non sentirsi capiti

- violenza

- minaccia


Come dicevo prima il bambino va educato al rispetto.

Ma anche il suo corpo merita rispetto.

Alzare le mani non educa al rispetto, figuriamoci al fidarsi di noi.


Le sberle educano a breve termine, il bambino obbedisce per paura ma il suo comportamento lo ripeterà nel futuro.

Non trasmettono amore incondizionato (mi vuole bene, sono bravo solo finché non faccio arrabbiare)

Non permettono al bambino di capire davvero, non fanno un corretto esame di coscienza

Incita alla violenza (se la mamma quando è arrabbiata mi dà le sberle allora posso farlo anche io)

Non aiuta il bambino a sviluppare empatia.


Ci sarebbero tanti esempi che vi posso portare, se vi va che continuo a parlarvi di questo approccio scrivetemell nei commenti.


E ricordate: ogni capriccio, ogni arrabbiatura, per un bambino e per il genitore è un enorme opportunità di crescita.

Non dobbiamo vederlo per forza come qualcosa di negativo.

Quando si calma si riflette insieme


151 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti